Home Bar,Trattoria,Lo grand baou,Valle D'Aosta,Vertosan La parola a Laurent

La parola a Laurent

Sono nato a Brissogne con mio fratello gemello Francesco nel febbraio del 1944 da un coppia di contadini valdostani, in un ambito di povertà aggravato dal contesto della guerra e dalla scomparsa del papà nel 1946.

Ricordo ancora con infinita dolcezza un regalo di natale di quegli anni, quando la mamma Jeanne con enorme dedizione al lavoro e al sacrificio riesce a donarci due arance. Il gusto di quel frutto è ancora ben impresso nella mia memoria... che sapore ha oggi un arancio??

Dall’età di 8 anni mio fratello ed io in estate salivamo negli alpeggi come "cit" (pastorelli) a lavorare e come paga ricevevamo il vestito per andare a scuola in inverno. Le condizioni di vita erano durissime sia fisicamente con oltre 15 ore di lavoro sia psicologicamente per la grande nostalgia della mamma. L’alimentazione era basata esclusivamente sul latte e sui suoi derivati più poveri : brossa e seras, oltrechè sull’immancabile polenta.

Ultimate le elementari entrai in un scuola professionale salesiana riservata agli orfani: il Don Bosco di Châtillon dove, avendo già in me una grande attrazione per il legno, frequentai per 5 anni i corsi da ebanista. Quegli anni sono stati fondamentali non solo per la preparazione tecnica, ma anche per quella mentale.

Nel novembre 1962 venni assunto all’Olivetti di Ivrea e qui feci il primo salto di qualità di vita; in quegli anni l’azienda rifletteva la grande umanità e lo spirito illuminato di Adriano Olivetti ed io per la volta alla mensa scoprii l’esistenza della milanese!

Nel 1963 con concorsi interni ebbi accesso come modellista al centro di disegno industriale nascente, con grandi maestri del calibro di Bellini, Manzù, Devris. Quegli anni a contatto con tali personaggi hanno rappresentato, per me piccolo ed ignorante montanaro che il mare lo aveva visto solo su qualche rara cartolina, un’apertura mentale e di orizzonti stupenda. Sempre in quel periodo riuscii a diplomarmi alla scuola d’arte di Castellamonte.

Image Nel 1968 l’incontro con Elena, mia futura moglie, ragazza dalle profonde radici e attaccamento ai nostri luoghi. La sua frequentazione sconvolge tutti i miei piani: lascio l’Olivetti con la sua carriera sicura e ritorno stabilmente in Valle, dove apro un piccolo atelier da ebanista.

 

Nel 1970 ci sposiamo, nel 1971 divento papà e in quello stesso anno sostenuto ed incorragiato da mio suocero Paul iniziamo la ristrutturazione della baita di famiglia a Vertosan.

Nell’estate del 1973 il locale apre e fedele a sé stesso è ancora aperto tutte le estati ancora oggi.